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Chi poteva immaginare che il Dismorfismo corporeo potesse nascere anche dalle favole della Buonanotte che ci hanno accompagnato durante l’infanzia, facendoci sognare e guidandoci in mondi fantastici costellati da personaggi straordinari.

Avete mai desiderato di viaggiare su un tappeto volante? Essere coinvolti in folli avventure con draghi e streghe?
Oppure avete mai sognato di essere una Principessa con scintillanti vestiti, un Principe con un castello come dimora?

L’immaginazione dei bambini si nutre di ciò che li circonda. E lo assorbe a livello inconscio.

Il rischio crescendo cosi è di cadere vittima poi di alcuni stereotipi radicati.

Le eroine della nostra infanzia sono donne bellissime, con folte chiome che non conoscono intemperie, occhi scintillanti e una forma invidiabile. Alcune hanno la “sfortuna” di essere insignite del titolo della “più Bella del Reame”, attirando su di sé le ire di un’altra donna, la strega.

A mediare l’opposizione tra queste due donne è un terzo protagonista, lo Specchio.

È forse questo a cui ci hanno abituato? Che l’autostima in sé stessi derivi esclusivamente dalla nostra immagine riflessa?
Che perchè una donna sia degna di amore e attenzioni, debba essere leggera come principesse, fate e ballerine?

Ma quali sono i meccanismi neurofisiologici che intervengono in questo processo? Vediamo.

 

DISMORFISMO: DALL’OSSESSIONE ALL’IMMAGINE (DISTORTA) ALLO SPECCHIO

A livello cerebrale si distinguono:

– lo Schema Corporeo
e
– l’Immagine Corporea

 

LO SCHEMA CORPOREO è la rappresentazione che abbiamo di noi stessi in termini di senso dell’orientamento,
percezione del proprio corpo come entità tridimensionale e capacità di organizzare il movimento nello spazio.

Essa coinvolge soprattutto la propriocezione, ossia la capacità cognitiva di percepire e riconoscere la topografia del corpo nello spazio e lo stato di contrazione della muscolatura volontaria. Lo schema corporeo è una realtà dinamica, in continua evoluzione, ma coinvolge meccanismi universali, ossia identici per tutti noi.

 

L’IMMAGINE CORPOREA è un concetto più astratto. Alcuni autori la esemplificano come:

“l’immagine del mio corpo, per come ritengo che appaia agli altri”.

Essa coinvolge la sfera emotiva e psicologica di ognuno di noi.
Non si tratta di una realtà statica, essa si plasma e forgia in base al vissuto, alle esperienze personali, all’influenza del contesto socioculturale in cui viviamo. O dalle fiabe con cui siamo cresciuti/e 🙂

L’immagine corporea ha diverse fasi di sviluppo, ma è soprattutto l’adolescenza ad essere il momento più delicato, in cui essa può andare incontro ad una distorsione. È estremamente soggettiva, e ad oggi non sono noti tutti i meccanismi coinvolti in questo processo.

 

Per sintetizzare: lo schema corporeo è inconsapevole, mentre l’immagine corporea è ben presente alla coscienza.

 

Alterazioni dello schema corporeo causano disturbi come quello dell’arto fantasma, mentre alterazioni dell’immagine corporea oscillano tra la dismorfofobia, il disturbo di Dismorfismo Corporeo (DDC) e i disturbi alimentari, quali anoressia e bulimia.

Il Dismorfismo e la Dismorfobia è la fobia che si genera da una visione distorta della nostra immagine corporea, causata da una eccessiva preoccupazione del proprio aspetto esteriore.

Essa può manifestarsi a più livelli, fino a culminare in un vero e proprio disturbo dismorfofobico.

Notabile è lo studio condotto dall’Institute of Psychiatry di Londra e pubblicato sulla rivista Behavior Research and Therapy. Per questa ricerca sono stati selezionati 2 gruppi:  il primo, di controllo, con individui sani e il secondo con individui affetti da DDC.

Attraverso alcuni test, i ricercatori hanno registrato le manifestazioni emotive dei partecipanti mentre si guardavano allo specchio. Sorprendentemente, anche i soggetti individuati come sani, dopo prolungate esposizioni allo specchio, hanno manifestato sintomi quali ansia e disagio.
(link http://www.veale.co.uk/PDf/Mirror%20gazing%20in%20BDD.pdf)

 

Sempre in Gran Bretagna, un sondaggio fatto a circa 1000 ragazze di età compresa tra i 12 e i 18 anni ha dato come risultato che circa 2/3 vuole perdere peso e il 63% si sente sottopressione a causa del proprio aspetto
fisico. Infine, 1 ragazza su 10 medita di ricorrere alla chirurgia plastica.
(http://www.telegraph.co.uk/news/health/news/8069837/Teenage-girls-cant-bear-to-look-in-the-
mirror.html)

 

Quando si crea una profonda spaccatura tra immagine ideale e immagine reale del proprio corpo, l’insoddisfazione e la frustrazione generata può determinare l’insorgenza di un disturbo alimentare, come bulimia e anoressia.

 

DAL DISMORFISMO ALL’ANORESSIA-BULIMIA

Studi recenti hanno dimostrato che accanto a fattori psicologici, l’anoressia è accompagnata anche da fondamenti biologici. Infatti, secondo Valerie Compan, biologa del CNRS di Montpellier,

”il meccanismo di privazione di cibo per un anoressico stimola reazioni del tutto uguali alla dipendenza dalle sostanze stupefacenti. Il circuito della gratificazione stimolato dalle droghe causa un elevato rilascio di dopamina da parte del nucleo accubens, che determina sensazioni positive e di piacere.”

 

Ciò è responsabile dello “sballo” causato da molte droghe. Alcune sostanze, come l’ecstasy sopprimono l’appetito, oltre a rendere dipendenti.

Il rifiuto di alimentarsi potrebbe, quindi, essere legato a un’alterazione del circuito della gratificazione.
Altre ricerche sostengono che esistono fattori genetici ed ormonali che predispongono all’anoressia.

Questo è solo un esempio di come il corpo non possa essere visto come una entità divisa in compartimenti stagni, ma sia l’unione di numerose parti, anche molto diverse tra loro.
Prescindendo da quelli che sono disturbi effettivi, la maggior parte delle persone non è soddisfatta della propria immagina corporea, e questa insoddisfazione è quasi sempre generata da un’alterata percezione di sé.

Per quanto possa sembrare un problema tutto al femminile, anche molti uomini possono cadere vittime del dismorfismo. Un esempio è la vigoressia, ossia l’ossessione verso lo sviluppo di una massa muscolare ipertrofica e la paura di non avere un corpo vigoroso.

 

NON C’E’ DUNQUE SOLUZIONE A QUESTO CIRCOLO VIZIOSO?

Fortunatamente una soluzione esiste.
Infatti, l’immagine corporea, in quanto realtà dinamica e frutto del nostro pensiero/esperienza, può essere rieducata!
Alcune terapie psicologiche utilizzano proprio lo specchio nel trattamento dell’anoressia nervosa.

Se vi capita di parlare con persone che hanno cambiato radicalmente il loro aspetto esteriore e/o superato il Dismorfismo, vi capiterà molto spesso di sentirgli dire, in riferimento alle foto del pre-cambiamento, di non riconoscere la propria immagine.

 

“Quella/o non sono io!”, “ero un’altra persona!”, “mi guardo e penso: non ricordo di essere io!”.

 

Queste persone non soltanto sono riuscite a fare un percorso di miglioramento che ha giovato al loro fisico, ma sono riuscite soprattutto ad intervenire sulla loro immagine corporea, sono andati oltre i difetti e hanno creduto in loro stesse prima di ottenere effettivi risultati.
Hanno compreso che la loro bellezza personale andava oltre il numero sulla bilancia, o le misurazioni e percentuali.
Quelli sono strumenti utili per tenere traccia, ma che non dicono sempre la verità sul reale aspetto e salute dell’individuo.

Hanno compreso che quello che ci rende degni di amore e attenzioni va oltre schemi stereotipati estetici, con cui la società ci bombarda.

 

È per questo che è particolarmente importante farsi delle fotografie per tenere traccia dei propri miglioramenti. Alcune volte i cm e i kg possono essere ingannevoli, non possono essere l’unico metro con cui misurare il fisico.

Ci sono momenti in cui il corpo trattiene liquidi, quindi si risulta più pesanti, oppure si sta perdendo massa grassa e si sta mettendo contemporaneamente massa magra, ma al netto del peso non vediamo differenza.

Invece una fotografia non soltanto non ci può ingannare, ma ci può anche aiutare a prendere consapevolezza di sé, rieducare la propria immagine corporea e iniziare, finalmente, a piacersi.

Una persona bella e attraente non è una persona ‘magra’ fine a sè stessa, bensì una persona SANA.
Che trasmette un’immagine di salute e serenità con sè stessa.
Questo attrae naturalmente gli altri a livello biologico e mentale.

 

Troppe persone si sono rovinate la vità su questo fraintendimento di base inseguendo una chimera irrangiungibile.

 

 

di Veronica Procopio e Dave Gamba

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