TU, SENZA LIMITI

Oggi mi è ricapitato sotto gli occhi uno degli studi più interessanti che avevo letto in questi anni sulle funzioni neurologiche nell’intestino.
L’autore di questo studio è il dottore di anatomia e biologia cellulare Micheal D. Gershon, dell’Università Columbia.

Quest’uomo scrisse un libro nel 1998, Il Secondo Cervello, in cui affermava che l’intestino avesse una sua propria intelligenza indipendente dal cervello centrale. Un rete neuronalenotevole, che lo rende pensante e consapevole.
In tutto questo il cibo ha ovviamente una grossa influenza per lui
.

Lo studio fu accolto con grande clamore nel mondo scientifico, ma in rete e nei mass media si trova pochissimo materiale su questa ricerca rivoluzionaria. 

Aggiungo qui alcuni link e spezzoni che spero possano far riflettere su come la nutrizione influenza il nostro pensiero e la nostra mente inconscia in una proporzione addirittura del 90%!
Oltre a mostrare un collegamento diretto con lo sviluppo di quasi tutte le malattie.

Dave Gamba



BASI SCIENTIFICHE ‐ «La teoria dei due cervelli poggia su solide basi scientifiche ‐ spiega
l’esperto americano ‐ Basti pensare che l’intestino, pur avendo solo un decimo dei neuroni del cervello, lavora in modo autonomo, aiuta a fissare i ricordi legati alle emozioni e ha un ruolo fondamentale nel segnalare gioia e dolore. Insomma, l’intestino è la sede di un secondo cervello vero e proprio. E non a caso le cellule dell’intestino – aggiunge Gershon ‐ producono il 95% della serotonina, il neurotrasmettitore del benessere»

EMOZIONI ‐ L’intestino rilascia serotonina in seguito a stimoli esterni, come immissione di
cibo, ma anche suoni o colori. E a input interni: emozioni e abitudini. «Insomma questo
neurotrasmettitore è come un direttore d’orchestra, che manovra le leve del movimento intestinale», dice il ricercatore americano, autore di un best seller su «The Second Brain», il secondo cervello. Studi su cavie geneticamente modificate, ma anche in vitro, «hanno dimostrato l’esistenza di un asse pancia‐testa». Per Gershon è la prima a dominare, almeno in certi campi. «La quantità di messaggi che il cervello addominale invia a quello centrale è pari al 90% dello scambio totale», sostiene il ricercatore. Per la maggior parte si tratta di messaggi inconsci, che percepiamo solo quando diventano segnali di allarme e scatenano reazioni di malessere.

ESEMPI ‐ Per chiarire il ruolo del cervello intestinale Gershon spiega: «Quanti hanno
sperimentato la sensazione delle “farfalle nello stomaco” durante una conversazione
stressante o un esame?». E’ solo un esempio delle emozioni «della pancia», come nausea, paura, ma anche dolore e angoscia.
Insomma, nella pancia c’è un cervello che «assimila e digerisce non solo il cibo, ma anche informazione ed emozioni che arrivano dall’esterno».





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