Crema Solare Fa Male? Cosa Dicono Davvero gli Studi
Succo della Guida
- L'unico studio randomizzato controllato mai condotto sul tema ha rilevato una riduzione del 73% del melanoma invasivo con applicazione quotidiana di crema solare. È il dato più solido dell'intero campo.
- I filtri chimici entrano davvero in circolo: nello studio della FDA tutti e sei hanno superato la soglia di sicurezza già dopo una singola applicazione, e l'ossibenzone ha raggiunto concentrazioni 500 volte quel valore.
- Ma assorbimento non significa danno. Gli stessi autori scrivono che i risultati "non indicano che le persone dovrebbero astenersi dall'usare la crema solare".
- Evitare il sole è un fattore di rischio paragonabile al fumo: su 29.518 donne seguite 20 anni, chi lo evitava perdeva tra 0,6 e 2,1 anni di vita.
- Olio di cocco, burro di karité e simili hanno protezione trascurabile. Non sono alternative: sono un modo per sentirsi protetti senza esserlo.
- La crema riduce la sintesi di vitamina D di circa un terzo, ma non la compromette: in un test sul campo chi la usava correttamente ha comunque aumentato i propri livelli in modo significativo.
In questo articolo
- ›L'Unico Studio Randomizzato che Abbiamo
- ›I Filtri Chimici Entrano nel Sangue? Sì, e Parecchio
- ›Interferenti Endocrini: Cosa Sappiamo e Cosa No
- ›Il Sole Fa Bene, e Questo Dato Sorprende Tutti
- ›Perché le Due Cose Non Sono in Conflitto
- ›La Crema Blocca la Vitamina D?
- ›Olio di Cocco e Alternative Naturali: la Trappola
- ›Come Scelgo Io la Crema
- ›Gli Orari Contano Più della Crema
- ›Quali Errori Vedo Più Spesso
- ›Punto di Frizione
- ›FAQ — Domande Frequenti sulla Crema Solare
- ›Il Sole Non È il Nemico
La confusione su questo tema è legittima, e per una volta non è colpa dei social.
Da una parte ci sono dermatologi che ti dicono di metterla tutti i giorni anche a dicembre. Dall'altra ci sono studi veri — non post di influencer, studi pubblicati — che mostrano quei filtri circolare nel sangue a concentrazioni molto più alte di quanto chiunque si aspettasse.
Ed entrambe le cose sono documentate. Non è che una parte ha ragione e l'altra sta mentendo.
Ho passato parecchie ore su PubMed per capire dove sta davvero il punto di equilibrio, ed è finita in modo diverso da come pensavo di partire. Ti dico cosa ho trovato, comprese le due cose che mi hanno fatto cambiare idea.
L'unico studio randomizzato controllato disponibile ha rilevato una riduzione del 73% del melanoma invasivo con uso quotidiano di crema solare rispetto all'uso discrezionale. Parallelamente, uno studio della FDA ha documentato che i filtri chimici vengono assorbiti sistemicamente superando la soglia regolatoria dopo una sola applicazione, con concentrazioni di ossibenzone fino a 258 ng/mL: quel superamento comporta l'obbligo di ulteriori studi di sicurezza, non la dimostrazione di un danno, che sull'uomo non è stata prodotta. Anche l'esposizione solare ha benefici documentati, con l'evitamento del sole associato a una riduzione dell'aspettativa di vita. La sintesi pratica non è scegliere tra proteggersi ed esporsi, ma usare protezione adeguata evitando le ore centrali, preferendo se si vuole filtri minerali per principio di precauzione.
L'Unico Studio Randomizzato che Abbiamo
Partiamo da qui, perché quasi nessuno lo cita e vale più di cento opinioni.
Nel 1992, a Nambour in Queensland, 1.621 residenti tra i 25 e i 75 anni sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi: applicazione quotidiana di crema solare su viso e braccia, oppure applicazione a discrezione. Il protocollo è durato fino al 1996, e i partecipanti sono stati seguiti fino al 2006 tramite registro tumori e laboratori di anatomia patologica.
Dieci anni dopo la fine dello studio: 11 nuovi melanomi nel gruppo quotidiano contro 22 nel gruppo a discrezione. E sui melanomi invasivi — quelli che contano davvero, perché sono quelli che uccidono — 3 casi contro 11, con un hazard ratio di 0,27 e intervallo di confidenza che non tocca l'unità (Green et al., J Clin Oncol, 2011).
Una riduzione del 73%.
Questo è l'unico esperimento randomizzato mai fatto sull'argomento, ed è il tipo di prova più forte che la medicina sappia produrre. Chiunque sostenga che la crema solare "non serve" o "fa più male che bene" deve confrontarsi con questi numeri, e in genere non lo fa perché non li conosce.
È il motivo per cui la risposta a "meglio non metterla" è no. Su questo non ho margini di ammorbidimento, ed è la prima cosa su cui ho dovuto correggere la mia posizione iniziale.
I Filtri Chimici Entrano nel Sangue? Sì, e Parecchio
Detto questo, l'altra metà della storia è altrettanto reale, e chi la liquida come allarmismo non ha letto i dati.
La FDA ha condotto uno studio randomizzato su 48 partecipanti sani, applicando quattro diversi prodotti solari al 75% della superficie corporea in condizioni di uso massimale, con 34 prelievi di sangue su 21 giorni.
Risultato: tutti e sei i filtri testati — avobenzone, ossibenzone, octocrilene, omosalato, octisalato, octinoxato — hanno superato la soglia FDA di 0,5 ng/mL. E l'hanno superata il primo giorno, dopo una singola applicazione.
I numeri sulle concentrazioni massime sono quelli che colpiscono. L'ossibenzone in formulazione lozione ha raggiunto 258,1 ng/mL (Matta et al., JAMA, 2020).
Cinquecento volte la soglia.
Ma cosa significa quella soglia, esattamente?
Qui sta il punto che quasi tutti i contenuti allarmistici saltano, ed è decisivo.
Quella soglia non è un limite di tossicità. È il valore sotto il quale la FDA può rinunciare a chiedere ulteriori studi di sicurezza. Superarla significa "servono più dati", non "è dimostrato che fa male".
E gli autori dello studio — ricercatori FDA, non l'industria — chiudono l'abstract con una frase che vale la pena riportare per intero: questi risultati non indicano che le persone dovrebbero astenersi dall'usare la crema solare.
Chi usa quello studio per dire "vedi, la crema è tossica" sta citando una ricerca che dice esplicitamente il contrario di quello che gli fa comodo.
Interferenti Endocrini: Cosa Sappiamo e Cosa No
Veniamo alla parte che ti interessa di più, e proviamo a essere precisi su dove finisce il dato e comincia l'estrapolazione.
Ossibenzone e octinoxato hanno un potenziale di interferenza endocrina documentato: attività estrogenica e anti-androgena, interferenza con gli enzimi della steroidogenesi, modulazione degli ormoni tiroidei, induzione di stress ossidativo. Sono esposizioni confermate nelle popolazioni umane dai dati di biomonitoraggio (Dutta et al., Toxics, 2025).
Fin qui il caso sembra chiuso. Non lo è, e la ragione sta in una singola frase degli stessi autori: gli studi epidemiologici che affrontano direttamente gli esiti clinici restano scarsi.
| Cosa è dimostrato | Cosa non è dimostrato |
|---|---|
| I filtri chimici vengono assorbiti | Che l'assorbimento produca danno nell'uomo |
| Hanno attività ormonale in vitro | Che quell'attività si traduca in patologia |
| Sono rilevabili in sangue e urine | Una relazione dose-risposta clinica |
| Meccanismi plausibili di interferenza | Esiti misurati in studi epidemiologici solidi |
La colonna di sinistra è vera. La colonna di destra è il motivo per cui non posso dirti che la crema solare fa male: quel dato non esiste. Non è che esista e sia negativo — non è ancora stato prodotto.
E questo è un limite reale della conoscenza attuale, non una scusa dell'industria. Vale la pena tenere presente che l'Unione Europea ha già ristretto le concentrazioni consentite di alcuni di questi filtri proprio sulla base di valutazioni precauzionali. Il sistema si sta muovendo, lentamente, nella direzione della cautela.
Il Sole Fa Bene, e Questo Dato Sorprende Tutti
Adesso l'altro piatto della bilancia, che nel dibattito sulle creme viene quasi sempre dimenticato.
Uno studio prospettico su 29.518 donne svedesi seguite per 20 anni ha confrontato le abitudini di esposizione solare con le cause di morte. Le donne con esposizione attiva avevano mortalità inferiore, soprattutto cardiovascolare e per cause non oncologiche.
La frase degli autori è quella che dovrebbe far riflettere chiunque si copra per principio: le non fumatrici che evitavano il sole avevano un'aspettativa di vita simile alle fumatrici del gruppo con maggiore esposizione, indicando che evitare il sole è un fattore di rischio di morte di magnitudine simile al fumo.
La riduzione di aspettativa di vita per chi evitava il sole andava da 0,6 a 2,1 anni (Lindqvist et al., J Intern Med, 2016).
Va detto con onestà cosa questo studio è e cosa non è. È osservazionale, quindi non dimostra causalità: chi sta al sole probabilmente si muove di più, sta più all'aperto, ha abitudini diverse. Ed è condotto in Svezia, dove l'irraggiamento è incomparabilmente più basso che in Italia — un'esposizione "attiva" a Malmö non è un'esposizione attiva a Palermo.
Ma il segnale è forte e coerente con quello che sappiamo per altre vie.
Non è solo vitamina D
Il beneficio del sole viene ridotto troppo spesso alla sola vitamina D, che è una parte della storia ma non tutta.
C'è la regolazione del ritmo circadiano, che è probabilmente il meccanismo più sottovalutato. In uno studio su 301 adulti, più tempo trascorso all'aperto predice affettività positiva (effetto diretto 0,33) e un anticipo della fase circadiana su tutti i parametri misurati: ora di risveglio, di picco e di coricamento (Siraji et al., Sci Rep, 2023).
Tradotto: la luce del mattino ti fa addormentare prima e dormire meglio la sera. È lo stesso meccanismo di cui parlo in come dormire meglio, guardato dal lato dell'ingresso invece che dell'uscita.
E poi c'è la vitamina D, che resta importante e su cui ho scritto a parte in vitamina D.
Perché le Due Cose Non Sono in Conflitto
Qui c'è il fraintendimento che genera tutto il dibattito, e una volta sciolto il resto diventa semplice.
Il dibattito viene posto come crema contro sole: o ti proteggi o prendi i benefici. Ma non è una scelta binaria, perché i benefici del sole e il danno del sole non arrivano dalla stessa dose.
I benefici — vitamina D, ritmo circadiano, umore, effetti cardiovascolari — si ottengono con esposizioni moderate e regolari. Il danno — mutazioni, fotoinvecchiamento, melanoma — arriva soprattutto dalle scottature e dall'esposizione intensa e intermittente.
Sono due curve diverse. E c'è una fascia in cui prendi la prima senza la seconda.
Il che porta al vero problema della crema solare, che non è la tossicità.
Il problema è che la crema ti permette di stare al sole più a lungo senza scottarti. E siccome la scottatura è il segnale che ti dice di andartene, toglierlo significa restare esposto per ore a una radiazione che continua a fare danno anche quando la pelle non diventa rossa.
La crema solare usata come protezione è una cosa. Usata come permesso è un'altra, ed è quella che ha probabilmente fatto più danni di qualsiasi filtro chimico.
| Uso | Comportamento | Effetto netto |
|---|---|---|
| Protezione | Esci comunque nelle ore giuste, la crema copre l'inevitabile | Positivo |
| Permesso | Spalmi SPF 50 e stai in spiaggia dalle 12 alle 16 | Negativo, nonostante la crema |
La Crema Blocca la Vitamina D?
Questa è la credenza più diffusa tra chi la evita, ed è la seconda cosa su cui i dati mi hanno corretto.
Un panel internazionale di 13 esperti tra endocrinologi, dermatologi, fotobiologi, epidemiologi e antropologi ha revisionato la letteratura e raggiunto un consenso: l'uso di crema solare per fotoprotezione quotidiana e ricreativa non compromette la sintesi di vitamina D, nemmeno quando applicata in condizioni ottimali (Passeron et al., Br J Dermatol, 2019).
L'eccezione riguarda chi ha disturbi di fotosensibilità e deve fare fotoprotezione rigorosa con indumenti coprenti e ricerca dell'ombra: in quel gruppo la vitamina D va monitorata e integrata.
Va detto però con precisione, perché "non compromette" non significa "non riduce". Uno studio randomizzato condotto durante una settimana a Tenerife, con indice UV altissimo, ha misurato la vitamina D in quattro gruppi. Chi usava la crema a discrezione — scottandosi — ha guadagnato in media 28,0 nmol/L. Chi usava una crema SPF 15 applicata nello spessore corretto, che ha effettivamente impedito le scottature, ha guadagnato 19,0 nmol/L con alta protezione UVA e 13,0 con bassa. Chi era rimasto a casa ha invece perso 2,5 nmol/L (Young et al., Br J Dermatol, 2019).
Quindi sì, una riduzione c'è: circa un terzo in meno rispetto a esporsi senza protezione. Ma tutti i gruppi in vacanza hanno aumentato la vitamina D in modo altamente significativo, crema o non crema. Ridurre non è compromettere, ed è la distinzione che quasi tutti perdono per strada.
C'è anche un dettaglio controintuitivo che vale la pena conoscere: a parità di SPF, la crema con alta protezione UVA fa produrre più vitamina D di quella con bassa protezione UVA, perché per costruzione lascia passare più UVB. Un motivo in più per guardare il logo UVA e non solo il numero grande sulla confezione.
Nota di trasparenza, perché su un tema così vale la pena: tra i tredici autori figurano ricercatori L'Oréal. Non invalida un consenso che include King's College, KU Leuven e QIMR, ma è un conflitto di interessi che è giusto tu conosca per pesare il dato da solo.
Il motivo pratico per cui il timore è infondato, comunque, è banale: quasi nessuno applica la crema nella quantità di laboratorio (2 mg/cm²). Nella vita reale se ne mette molto meno e si saltano zone, quindi la sintesi cutanea prosegue comunque.
Olio di Cocco e Alternative Naturali: la Trappola
Qui il dato è netto e chiude la questione, quindi te lo do senza giri.
Uno studio ha testato 11 oli vegetali e 9 prodotti commercializzati come "naturali" misurandone l'assorbanza su piastre standardizzate. Olio di cocco, burro di karité, olio di semi di lampone, olio di semi di carota e gli altri hanno mostrato SPF e protezione UVA trascurabili.
L'unica eccezione parziale era l'olio di tamanu, con SPF misurato di 21,5 — che però è crollato a 5,2 dopo il test di fotostabilità, cioè dopo aver simulato quello che succede quando lo esponi effettivamente alla luce.
Le conclusioni degli autori: gli oli vegetali non forniscono fotoprotezione adeguata e non possono sostituire i filtri convenzionali, e chi si affida a questi prodotti può essere esposto inconsapevolmente a radiazione UV dannosa (Popiół-Adamska et al., Photochem Photobiol Sci, 2026).
Rileggi "inconsapevolmente", perché è la parola chiave. Il problema non è che l'olio di cocco non protegga: è che tu credi di essere protetto. Chi non mette niente si comporta di conseguenza — cerca l'ombra, si copre, va via prima. Chi si spalma olio di cocco resta.
Non mettere niente è più sicuro che mettere qualcosa che non funziona. E lo stesso studio ha trovato che diversi prodotti "naturali" con filtri minerali non rispettavano l'SPF dichiarato in etichetta, il che è un problema a parte e altrettanto serio.
Sullo strutto e sulle varianti che girano ogni estate vale lo stesso ragionamento, con l'aggravante che nessuno le ha nemmeno testate.
Come Scelgo Io la Crema
Da qui in avanti è la mia posizione personale, ed è importante che tu sappia esattamente su che base è costruita — perché non è la stessa base delle sezioni precedenti.
Preferisco i filtri minerali — ossido di zinco e biossido di titanio. Non perché sia dimostrato che i filtri chimici facciano male: come hai letto sopra, quel dato non esiste. Ma per un ragionamento precauzionale che dichiaro come tale:
- I filtri minerali restano in larghissima parte in superficie invece di essere assorbiti
- L'efficacia, a formulazione adeguata, è comparabile
- Quando esiste un'alternativa a pari resa, non serve aspettare la prova del danno per preferirla
È un criterio di scelta, non una verità scientifica. Se tu valuti diversamente e usi filtri chimici, non stai facendo niente di dimostratamente sbagliato.
| Filtri minerali | Filtri chimici | |
|---|---|---|
| Come agiscono | Riflettono e disperdono in superficie | Assorbono la radiazione nella pelle |
| Assorbimento sistemico | Molto ridotto | Documentato e rilevante |
| Efficacia | Buona con formulazioni adeguate | Buona, spesso cosmeticamente migliore |
| Effetto estetico | Può lasciare velo biancastro | Trasparente |
| Prove di danno nell'uomo | Non emerse | Non emerse |
Cosa guardo in etichetta:
- Ossido di zinco o biossido di titanio tra i primi ingredienti
- Assenza di ossibenzone (benzophenone-3) e octinoxato (ethylhexyl methoxycinnamate), i due con il profilo di interferenza endocrina più discusso
- Protezione UVA oltre che UVB — il logo UVA cerchiato, obbligatorio in Europa
- SPF 30-50: sopra il 50 il guadagno marginale è minimo e il prezzo sale
E la cosa che conta più di tutte queste: la quantità. Praticamente tutti ne mettono troppo poca, il che significa ottenere una frazione dell'SPF dichiarato. Una crema SPF 50 applicata in metà dose non è SPF 25, è molto meno.
Nel DG Athletic Club non parlo di creme solari, ma il principio è identico a quello che applico all'allenamento: prima di ottimizzare il prodotto, sistemare il comportamento. Il filtro perfetto usato male vale meno di un filtro qualsiasi usato bene.
Gli Orari Contano Più della Crema
Se dovessi tenere una sola cosa di tutto l'articolo, terrei questa.
L'intensità della radiazione UV cambia enormemente durante la giornata, e la finestra centrale concentra la quota maggiore. Spostare l'esposizione fuori da quelle ore riduce il rischio senza toccare i benefici — perché vitamina D, ritmo circadiano e umore rispondono benissimo alla luce del mattino.
Il mio schema:
- Mattina presto — è la finestra migliore. Luce piena sul viso e sugli occhi senza occhiali da sole per qualche minuto: è il segnale circadiano più potente della giornata, e l'irraggiamento è basso.
- Ore centrali — ombra, maglietta, cappello. La crema qui è il complemento, non la strategia.
- Tardo pomeriggio — seconda finestra buona, ottima per allenarsi all'aperto o camminare.
Su quest'ultimo punto: la camminata quotidiana all'aperto risolve contemporaneamente il movimento e l'esposizione alla luce, ed è probabilmente l'abitudine con il miglior rapporto sforzo-beneficio che esista. I numeri sono in quanti passi al giorno.
E d'estate va tenuto conto anche del caldo, che è una variabile separata dal sole e con rischi suoi — ne ho scritto in stanchezza estiva.
Quali Errori Vedo Più Spesso
Mettere la crema e non rimetterla. Sudore, acqua e sfregamento la rimuovono. Applicarla una volta la mattina e considerarsi coperti per otto ore è il modo più comune di annullare la protezione.
Usarla solo al mare. L'esposizione cumulativa quotidiana — tragitto, terrazza, sport all'aperto — pesa nel conto di una vita più di due settimane di spiaggia.
Evitare il sole per principio. È l'errore opposto e i dati suggeriscono che non sia affatto innocuo. Coprirsi sempre e comunque non è la scelta prudente che sembra.
Cercare la sostanza colpevole invece di guardare il comportamento. È molto più facile discutere di ossibenzone che ammettere di essere stato in spiaggia dalle 12 alle 16. La prima è una conversazione, la seconda è una scelta.
Fidarsi dell'SPF in etichetta senza guardare l'UVA. Un SPF alto senza adeguata protezione UVA ti impedisce di scottarti mentre lascia passare la radiazione associata a fotoinvecchiamento e danno profondo. È esattamente il caso peggiore: nessun segnale d'allarme e danno che continua.
Punto di Frizione
Se sei arrivato fin qui volevi una risposta netta: fa male o non fa male.
E la risposta onesta è che stai facendo la domanda sbagliata, con un'intensità sospetta.
Perché il tempo che le persone dedicano a scegliere il filtro solare perfetto è quasi sempre inversamente proporzionale al tempo che dedicano alle cose che contano davvero per la loro pelle e la loro salute — quante ore passano sotto il sole delle due, quanto dormono, quanto si muovono, quanto alcol bevono d'estate.
È il meccanismo dell'ottimizzazione consolatoria: scegliere il prodotto giusto dà la sensazione di aver risolto, e costa infinitamente meno che cambiare quello che si fa.
Sulla crema solare c'è un dibattito acceso perché è una decisione che si prende una volta, allo scaffale. Sugli orari di esposizione non c'è dibattito perché è una decisione che va presa ogni singolo giorno d'estate.
Indovina quale delle due sposta di più il tuo rischio.
FAQ — Domande Frequenti sulla Crema Solare
La crema solare fa venire il cancro?
Non ci sono prove in questo senso, e i dati disponibili vanno nella direzione opposta: l'unico studio randomizzato sul tema ha rilevato una riduzione del 73% del melanoma invasivo con uso quotidiano (Green et al., 2011). Il timore nasce dall'assorbimento dei filtri, che è reale ma non è stato collegato a esiti oncologici nell'uomo.
I filtri chimici sono interferenti endocrini?
Hanno attività endocrina documentata in vitro e nei modelli preclinici — estrogenica, anti-androgena, con interferenza sulla steroidogenesi. Ma gli studi epidemiologici che misurano esiti clinici nell'uomo restano scarsi (Dutta et al., 2025). Il meccanismo è plausibile, la conseguenza clinica non è dimostrata.
Quanto entra davvero nel sangue?
Molto più di quanto si pensasse. Nello studio FDA tutti e sei i filtri hanno superato la soglia di 0,5 ng/mL dopo una singola applicazione, con l'ossibenzone fino a 258 ng/mL (Matta et al., 2020). Quella soglia però è un criterio regolatorio che impone ulteriori studi, non un limite di tossicità.
Meglio filtri minerali o chimici?
Nessuno dei due ha prove di danno nell'uomo. Io preferisco i minerali per principio di precauzione, perché restano in gran parte in superficie e l'efficacia è comparabile — ma è un criterio di scelta personale, non una conclusione scientifica.
L'olio di cocco protegge dal sole?
No. In test standardizzati olio di cocco, karité e altri oli vegetali hanno mostrato SPF trascurabile (Popiół-Adamska et al., 2026). Il rischio non è solo l'assenza di protezione, ma il fatto che chi li usa si comporta come se fosse protetto e resta esposto più a lungo.
La crema solare impedisce di produrre vitamina D?
No, ma la riduce un po'. In uno studio randomizzato a Tenerife chi usava crema applicata correttamente ha comunque guadagnato 19 nmol/L di vitamina D, contro i 28 di chi si esponeva senza protezione (Young et al., 2019). Circa un terzo in meno, ma pur sempre un aumento netto e significativo.
Quanto sole serve per stare bene?
Meno di quanto si creda, e distribuito bene conta più della quantità. I benefici circadiani si ottengono con la luce del mattino, quelli sulla vitamina D con esposizioni moderate e regolari. La quantità esatta dipende da latitudine, stagione, fototipo e superficie esposta — motivo per cui i livelli di vitamina D si misurano invece di stimarli.
Devo mettere la crema anche d'inverno?
Dipende molto da dove vivi e da quanto stai all'aperto. L'esposizione quotidiana cumulativa conta nel lungo periodo più delle due settimane di vacanza, ma un inverno italiano al chiuso è un contesto molto diverso da una giornata di montagna sulla neve, dove il riverbero moltiplica l'irraggiamento.
Evitare il sole è più sicuro?
I dati suggeriscono di no. Su 29.518 donne seguite 20 anni, evitare il sole si associava a una riduzione dell'aspettativa di vita di 0,6-2,1 anni, con gli autori che paragonano il rischio a quello del fumo (Lindqvist et al., 2016). Va ricordato che è uno studio osservazionale e condotto in Svezia, a latitudini con irraggiamento molto inferiore all'Italia.
Il Sole Non È il Nemico
Abbiamo passato trent'anni a trattare il sole come una minaccia da neutralizzare, e adesso stiamo passando qualche anno a trattare la crema solare come un veleno. Sono due versioni dello stesso errore: cercare un colpevole singolo in un sistema che non ne ha.
Il sole ti serve. Ti regola il sonno, ti tiene su l'umore, ti fa produrre vitamina D, e nei dati disponibili chi lo evita per principio non ne esce bene.
Il sole delle due di pomeriggio ad agosto, per quattro ore, ti danneggia. Anche con la crema.
Le due frasi non sono in contraddizione, e tenere insieme due cose vere è tutto quello che serviva per uscire da questo dibattito.
La domanda giusta non è mai stata quale crema comprare. È a che ora esci di casa.
DG Athletic Club
Lo Strumento Definitivo per la Tua Trasformazione Fisica
Nel DG Athletic Club hai un percorso progressivo, i Corsi Focus divisi per obiettivi, i pasti personali di Dave già calcolati, una community con cui condividere e tanto altro. Inizia ad allenarti Breve-Intenso-Mirato insieme a Dave. Con 14 giorni di garanzia.
Scopri il Club →Sali di livello, Dave.


